Oggi è un altro giorno.
Un altro giorno, ed un altro milione di euro vola via dalle tasche degli italiani.
Eh si, perché tanto perde Alitalia per ogni giorno che passa, tanto saranno costretti a pagare gli italiani per risanare l’ennesimo fallimento dell’”italian economy”.
Nella giornata di ieri CAI, ossia la cordata degli imprenditori italiani intenti a prelevare la nostra compagnia aerea di bandiera, si è ritirata dalle trattative (semmai ci siano state!).
All’apparenza potrebbe sembrare una drammatica notizia, ma così non è stato per le migliaia di lavoratori Alitalia che, all’annuncio, hanno esultato e festeggiato “la libertà ritrovata”.
Qualcuno si chiederebbe: ma siamo “alla frutta” o tutta questa storia rappresenta l’ennesima stramberia in salsa italiana?
Al che ci ragiono su e penso: possono essere annoverate come “trattative” i ripetuti ultimatum posti da questi sedicenti imprenditori giorno dopo giorno, gli interminabili out-out, le ripetute condizioni quasi ricattatorie?
Ogni giorno CAI minacciava di ritirarsi dalle trattative e la sua posizione non si è mai mossa neppure di un nano-millimetro.
Ogni giorno come il precedente, ogni giorno lo stesso ricatto: fallimento o accettazione delle condizioni poste da questi impresari evidentemente intenti a speculare su una crisi senza eguali nel settore economico del nostro paese.
Il buon Silvio ce l’aveva detto: “Troverò una cordata di imprenditori, di amici per così dire” e di meglio non potevamo davvero attenderci. Di certo non sono volti nuovi della finanza italiana, tutti conosciuti, tutti biasimati per il loro modo a dir poco avventuroso di fare affari.
D’altronde l’occasione era ghiotta, una compagnia aerea “semifallita” e la possibilità di incrementare un già vasto potere di mercato (alla faccia delle tariffe vantaggiose!).
Eppure non ci sarebbe voluto molto per rendere la faccenda chiara e trasparente. Sarebbero bastate delle condizioni preliminari per poi costruire delle trattative solo con quei soggetti disposti ad accettarle.
Ma così non è stato, perché ancora una volta i poteri forti ed i colletti bianchi hanno prevalso sui diritti dei cittadini, sui diritti dei lavoratori. Specie quando tutelati e appoggiati da un governo, che fin dall’inizio, ha dimostrato di stare dalla parte dei più forti.
E mentre noi italiani saremo costretti a pagare un miliardo e mezzo di debiti legati a questa triste storia, il cavaliere vanta i successi di questo suo mirabile governo scaricando la colpa degli insuccessi ai sindacati.
D'altronde, come dice lui, per un assistente di volo “meglio metà-stipendio che il nulla”. E poi visto che non c’è più l’ICI, “cosa vuoi di più dalla vita?”.
Facile no?
Un altro giorno, ed un altro milione di euro vola via dalle tasche degli italiani.
Eh si, perché tanto perde Alitalia per ogni giorno che passa, tanto saranno costretti a pagare gli italiani per risanare l’ennesimo fallimento dell’”italian economy”.
Nella giornata di ieri CAI, ossia la cordata degli imprenditori italiani intenti a prelevare la nostra compagnia aerea di bandiera, si è ritirata dalle trattative (semmai ci siano state!).
All’apparenza potrebbe sembrare una drammatica notizia, ma così non è stato per le migliaia di lavoratori Alitalia che, all’annuncio, hanno esultato e festeggiato “la libertà ritrovata”.
Qualcuno si chiederebbe: ma siamo “alla frutta” o tutta questa storia rappresenta l’ennesima stramberia in salsa italiana?
Al che ci ragiono su e penso: possono essere annoverate come “trattative” i ripetuti ultimatum posti da questi sedicenti imprenditori giorno dopo giorno, gli interminabili out-out, le ripetute condizioni quasi ricattatorie?
Ogni giorno CAI minacciava di ritirarsi dalle trattative e la sua posizione non si è mai mossa neppure di un nano-millimetro.
Ogni giorno come il precedente, ogni giorno lo stesso ricatto: fallimento o accettazione delle condizioni poste da questi impresari evidentemente intenti a speculare su una crisi senza eguali nel settore economico del nostro paese.
Il buon Silvio ce l’aveva detto: “Troverò una cordata di imprenditori, di amici per così dire” e di meglio non potevamo davvero attenderci. Di certo non sono volti nuovi della finanza italiana, tutti conosciuti, tutti biasimati per il loro modo a dir poco avventuroso di fare affari.
D’altronde l’occasione era ghiotta, una compagnia aerea “semifallita” e la possibilità di incrementare un già vasto potere di mercato (alla faccia delle tariffe vantaggiose!).
Eppure non ci sarebbe voluto molto per rendere la faccenda chiara e trasparente. Sarebbero bastate delle condizioni preliminari per poi costruire delle trattative solo con quei soggetti disposti ad accettarle.
Ma così non è stato, perché ancora una volta i poteri forti ed i colletti bianchi hanno prevalso sui diritti dei cittadini, sui diritti dei lavoratori. Specie quando tutelati e appoggiati da un governo, che fin dall’inizio, ha dimostrato di stare dalla parte dei più forti.
E mentre noi italiani saremo costretti a pagare un miliardo e mezzo di debiti legati a questa triste storia, il cavaliere vanta i successi di questo suo mirabile governo scaricando la colpa degli insuccessi ai sindacati.
D'altronde, come dice lui, per un assistente di volo “meglio metà-stipendio che il nulla”. E poi visto che non c’è più l’ICI, “cosa vuoi di più dalla vita?”.
Facile no?
domenico farina
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