
Alla fine questa lunga lunghissima competizione elettorale è giunta finalmente al termine.
Dopo un mese ricco di scontri e diverbi, di annunci e smentite, di critiche roventi reciproche, di animi surriscaldati, la parola fine è arrivata intorno alle 20.00 di ieri sera quando ormai i risultati delle amministrative si erano dappertutto consolidati.
Logicamente quanto accaduto non si può sottrarre a delle considerazioni che indubbiamente possono ed in alcuni casi devono essere fatte.
Non si ricorda a memoria d’uomo una simile debacle del centro-sinistra. L’Italia intera ha espresso a chiare linee la volontà di voltare pagina. Una grande delegittimazione per le politiche che questa sinistra sciagurata e disattenta ha perpetrato in questi ultimi anni.
I 18 mesi del governo Prodi hanno giocato un ruolo fondamentale in tutto questo. E quindi si apre il toto-colpevole, per cercare di capire di chi siano le responsabilità di questo fallimento.
Molti ritengono che le colpe siano da indirizzare a sinistra, quella sinistra (detta “sociale”) che scendeva in piazza, accompagnata dai propri ministri, e che scioperava contro il proprio governo. Ma una sinistra che, però, non è riuscita mai a dare un indirizzo alle politiche del governo Prodi.
Rifondazione non più di due anni fa raccolse da sola, al Senato, il 7,4%, ed insieme agli attuali alleati (PdCI, Verdi) superava di gran lunga il 13%. Guadatela oggi. Segregata fuori dal Parlamento è costretta a scontare gli errori (gravi) dovuti al fatto di aver perso di vista il proprio elettorato. Quel 13% aveva votato a Sinistra poiché voleva vedere tutelati i propri diritti di cui quella parte politica si faceva portavoce. E invece? Bertinotti presidente della Camera. Questo è stato il primo grande inganno verso i suoi elettori, costretti ad accontentarsi di un “misero” ministero della Solidarietà.
Un sacrificio valso a poco considerato che,alla prima occasione, la sinistra radicale è stata defenestrata della compagine di centro-sinistra, da Veltroni nello specifico. Ed è su questo punto che l’elettore si è smarrito, non capendo quale fosse il ruolo di quel partito, un ruolo attivo di governo (che ovviamente presuppone dei compromessi) o un ruolo di opposizione e di protesta? Risultato: tracollo totale.
Tuttavia è un dato di fatto che la fine dell’esperienza prodiana, sia stata marcata dagli errori/orrori del centro, con Mastella che, di fatto, entrerà nei nostri libri di storia, tanto per ricordare ai nostri figli quanto può essere degradante e indecorosa la politica italiana, soprattutto se fatta in un certo modo.
Prodi ha pagato il prezzo di una coalizione troppo disunita per poter sostenere una maggioranza tanto risicata. E allora un susseguirsi di riforme avviate ma non concluse, di disegni di legge mai approvati in Parlamento hanno condannato e pregiudicato l’avvenire del centro-sinistra italiano.
Persino il tentativo di recuperare credibilità tramite quel grande strumento politico che è il PD, si è rivelato alla fine vano.
Certo 18 mesi sono davvero pochi per poter giudicare un governo, che comunque ha avuto il merito di sanare i conti pubblici, che ha recuperato qualche miliardo di evasione fiscale, e che se da una parte ha peccato di credibilità e popolarità, dall’altra ha cercato di essere serio con i propri cittadini, evitando di vendere false speranze, come qualcuno si ostina a fare.
Ma nella debacle sinistriana non si possono ignorare le inefficienze che le amministrazioni locali hanno palesato.
La situazione campana ha senz’altro influito molto. Una regione tipicamente “rossa” ha risposto in maniera veemente agli sbagli che le amministrazioni locali hanno commesso in materia di gestione dei rifiuti. E così un po’ in tutt’Italia.
Nel nostro caso specifico, le amministrazioni, tutt’altro che esaltanti, di Foggia e Cerignola, ma della stessa Provincia hanno influenzato e non poco l’esito delle urne.
Solo a Foggia Pepe ha stravinto con un distacco di circa 12.000 voti su Campo. Evidentemente le continue dimissioni (puntualmente ritirate dopo qualche settimana) del sindaco Ciliberti hanno sortito i loro effetti. Tragici. Così come sono tragici i risultati provenienti da Cerignola, la città di Di Vittorio, da sempre baluardo storico della sinistra.
Quindi se da una parte bisogna dare onore ai vincitori, dall’altra i vinti dovrebbero fare moltissima autocritica. Mettere da parte quell’arroganza che da sempre li contraddistingue, per cui ci si ritiene depositari dei valori più nobili della politica. Evidentemente in questi ultimi anni non è stato così, e la gente se ne è accorta, i cittadini hanno dimostrato quindi di essere ormai stanchi di una sinistra troppo brava ma solo a parole.
Ed ecco quindi che questa brutta sconfitta può rappresentare un punto di inizio, per ricominciare, mettendo da parte i fallimenti passati, e prendendo spunto da questi per cercare di discostarsi da questi modelli errati di rapportarsi alla politica.
Oggi la sinistra deve capire che solo con un’inversione di tendenza, solo con un passo indietro dei responsabili di questo tracollo, si potrà ritornare ad essere rappresentanti delle istanze dei cittadini. È opportuno, infatti, che chi, in questi anni, si è assunto la responsabilità di guidare il progetto riformista e progressista della sinistra italiana, prenda atto degli errori commessi e faccia posto a gente nuova, in conformità alla chiara volontà del popolo.
E mi riferisco a tutti i rappresentanti: dai vari segretari e presidenti locali fino ad arrivare agli onorevoli pluriennali che siedono sulle poltrone del Perlamento. È una questione di onestà nei confronti dei propri elettori e soprattutto nei confronti di chi non vi ha votati più perché non crede più nella vostra credibilità.
In questo senso l’on. Bertinotti ha tracciato la via. Che sia di esempio per tutti coloro che da anni si sono cullati sugli allori della loro prepotenza politica.
Il centro-sinistra non può pensare di riformare e rinnovare l’Italia se prima non riesce a rinnovare se stesso. Solo con una nuova sinistra, sorridente e sincera, chi ha deciso di affidare le sue speranze altrove potrà forse ritornare sui suoi passi.
Dopo un mese ricco di scontri e diverbi, di annunci e smentite, di critiche roventi reciproche, di animi surriscaldati, la parola fine è arrivata intorno alle 20.00 di ieri sera quando ormai i risultati delle amministrative si erano dappertutto consolidati.
Logicamente quanto accaduto non si può sottrarre a delle considerazioni che indubbiamente possono ed in alcuni casi devono essere fatte.
Non si ricorda a memoria d’uomo una simile debacle del centro-sinistra. L’Italia intera ha espresso a chiare linee la volontà di voltare pagina. Una grande delegittimazione per le politiche che questa sinistra sciagurata e disattenta ha perpetrato in questi ultimi anni.
I 18 mesi del governo Prodi hanno giocato un ruolo fondamentale in tutto questo. E quindi si apre il toto-colpevole, per cercare di capire di chi siano le responsabilità di questo fallimento.
Molti ritengono che le colpe siano da indirizzare a sinistra, quella sinistra (detta “sociale”) che scendeva in piazza, accompagnata dai propri ministri, e che scioperava contro il proprio governo. Ma una sinistra che, però, non è riuscita mai a dare un indirizzo alle politiche del governo Prodi.
Rifondazione non più di due anni fa raccolse da sola, al Senato, il 7,4%, ed insieme agli attuali alleati (PdCI, Verdi) superava di gran lunga il 13%. Guadatela oggi. Segregata fuori dal Parlamento è costretta a scontare gli errori (gravi) dovuti al fatto di aver perso di vista il proprio elettorato. Quel 13% aveva votato a Sinistra poiché voleva vedere tutelati i propri diritti di cui quella parte politica si faceva portavoce. E invece? Bertinotti presidente della Camera. Questo è stato il primo grande inganno verso i suoi elettori, costretti ad accontentarsi di un “misero” ministero della Solidarietà.
Un sacrificio valso a poco considerato che,alla prima occasione, la sinistra radicale è stata defenestrata della compagine di centro-sinistra, da Veltroni nello specifico. Ed è su questo punto che l’elettore si è smarrito, non capendo quale fosse il ruolo di quel partito, un ruolo attivo di governo (che ovviamente presuppone dei compromessi) o un ruolo di opposizione e di protesta? Risultato: tracollo totale.
Tuttavia è un dato di fatto che la fine dell’esperienza prodiana, sia stata marcata dagli errori/orrori del centro, con Mastella che, di fatto, entrerà nei nostri libri di storia, tanto per ricordare ai nostri figli quanto può essere degradante e indecorosa la politica italiana, soprattutto se fatta in un certo modo.
Prodi ha pagato il prezzo di una coalizione troppo disunita per poter sostenere una maggioranza tanto risicata. E allora un susseguirsi di riforme avviate ma non concluse, di disegni di legge mai approvati in Parlamento hanno condannato e pregiudicato l’avvenire del centro-sinistra italiano.
Persino il tentativo di recuperare credibilità tramite quel grande strumento politico che è il PD, si è rivelato alla fine vano.
Certo 18 mesi sono davvero pochi per poter giudicare un governo, che comunque ha avuto il merito di sanare i conti pubblici, che ha recuperato qualche miliardo di evasione fiscale, e che se da una parte ha peccato di credibilità e popolarità, dall’altra ha cercato di essere serio con i propri cittadini, evitando di vendere false speranze, come qualcuno si ostina a fare.
Ma nella debacle sinistriana non si possono ignorare le inefficienze che le amministrazioni locali hanno palesato.
La situazione campana ha senz’altro influito molto. Una regione tipicamente “rossa” ha risposto in maniera veemente agli sbagli che le amministrazioni locali hanno commesso in materia di gestione dei rifiuti. E così un po’ in tutt’Italia.
Nel nostro caso specifico, le amministrazioni, tutt’altro che esaltanti, di Foggia e Cerignola, ma della stessa Provincia hanno influenzato e non poco l’esito delle urne.
Solo a Foggia Pepe ha stravinto con un distacco di circa 12.000 voti su Campo. Evidentemente le continue dimissioni (puntualmente ritirate dopo qualche settimana) del sindaco Ciliberti hanno sortito i loro effetti. Tragici. Così come sono tragici i risultati provenienti da Cerignola, la città di Di Vittorio, da sempre baluardo storico della sinistra.
Quindi se da una parte bisogna dare onore ai vincitori, dall’altra i vinti dovrebbero fare moltissima autocritica. Mettere da parte quell’arroganza che da sempre li contraddistingue, per cui ci si ritiene depositari dei valori più nobili della politica. Evidentemente in questi ultimi anni non è stato così, e la gente se ne è accorta, i cittadini hanno dimostrato quindi di essere ormai stanchi di una sinistra troppo brava ma solo a parole.
Ed ecco quindi che questa brutta sconfitta può rappresentare un punto di inizio, per ricominciare, mettendo da parte i fallimenti passati, e prendendo spunto da questi per cercare di discostarsi da questi modelli errati di rapportarsi alla politica.
Oggi la sinistra deve capire che solo con un’inversione di tendenza, solo con un passo indietro dei responsabili di questo tracollo, si potrà ritornare ad essere rappresentanti delle istanze dei cittadini. È opportuno, infatti, che chi, in questi anni, si è assunto la responsabilità di guidare il progetto riformista e progressista della sinistra italiana, prenda atto degli errori commessi e faccia posto a gente nuova, in conformità alla chiara volontà del popolo.
E mi riferisco a tutti i rappresentanti: dai vari segretari e presidenti locali fino ad arrivare agli onorevoli pluriennali che siedono sulle poltrone del Perlamento. È una questione di onestà nei confronti dei propri elettori e soprattutto nei confronti di chi non vi ha votati più perché non crede più nella vostra credibilità.
In questo senso l’on. Bertinotti ha tracciato la via. Che sia di esempio per tutti coloro che da anni si sono cullati sugli allori della loro prepotenza politica.
Il centro-sinistra non può pensare di riformare e rinnovare l’Italia se prima non riesce a rinnovare se stesso. Solo con una nuova sinistra, sorridente e sincera, chi ha deciso di affidare le sue speranze altrove potrà forse ritornare sui suoi passi.
Domenico Farina
2 commenti:
Un'ottima analisi.Da elettore deluso della sinistra condivido in pieno. Ora non bisogna trovare scuse, bisogna soltanto che analizziamo i motivi del fallimento per evitare che si presentino in futuro.
Un uomo forte non e' colui che non cade mai, bensi' chi cade, si rialza e riprende il cammino.
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