venerdì 4 aprile 2008

DISCARICA: piccola cronistoria di un mese di lotta!

Cari concittadini io non so cosa vi abbiano detto a riguardo della questione discarica. Ma è bene che voi sappiate la verità. Di fatto l'annullamento della 525 del 2005 non è ancora arrivato.
Infatti una legge la 241 del 1990 nell’articolo 7 recita:
Art. 7 (Comunicazione di avvio del procedimento)
1. Ove non sussistano ragioni di impedimento derivanti da particolari esigenze di celerità del procedimento, e in questo caso di fatto non esistono, considerato che i lavori rimarranno sospesi ancora per molto, l’avvio del procedimento stesso è comunicato, ai soggetti nei confronti dei quali il provvedimento finale è destinato a produrre effetti diretti. E cioè nel nostro caso alla ditta AGECOS.
Quindi nel caso di mancata comunicazione da parte della provincia, questo può essere fatto valere dalla ditta AGECOS in un eventuale ricorso.
Ebbene cari concittadini bisognava aspettare altri quindici giorni, questo è il limite che il presidente Carmine stallone aveva dato alla ditta AGECOS per presentare talune controdeduzioni.
In verità i 15 giorni sono già trascorsi, infatti il limite era stato posto per il 31 Marzo. Ma di queste controdeduzioni neppure l’ombra.
A questo punto ci aspettiamo che la provincia tenga fede agli impegni presi, mettendo la parola fine a questa assurda vicenda.

Ma veniamo a noi. In quanto membri del comitato spontaneo “Salviamo la nostra terra” a noi non interessa assolutamente salire sul carro di vincitori. Non ci interessano i meriti perchè se l’annullamento arriverà, quella sarà una vittoria di tutti i cittadini dei 5 reali siti.
Ma il punto è un altro, nelle ultime settimane ci sono stati attribuiti degli aggettivi i in cui assolutamente non ci riconosciamo.
Ne faccio un rapido elenco: corrotti, venduti, manovrati dalle istituzioni, bambini capricciosi e dulcis in fundo ci è stato consigliato di ritirarci in un decoroso silenzio.
Al che ci siamo chiesti i motivi per i quali ci sono stati additati tali attributi. Ebbene credo che tutto risalga a quella giornata di giovedì 14 febbraio, data in cui si tenne la manifestazione di protesta dinanzi la sede della provincia, per intenderci a Palazzo Dogana.
Io credo che ormai tutti sappiate com'è terminata quella giornata, con le polemiche, con la lite tra il consigliere provinciale Vincenzo Brucolì e il dottor Lannes, con la prima divergenza tra i ragazzi del comitato e il capo delegazione. Questo infatti non si interessa di trovare un punto d'accordo con i ragazzi, che a loro volta elaborano un comunicato nel quale affermano sostanzialmente che alla luce di quanto accaduto si poteva essere ben fiduciosi.
Nessuno ha mai detto che si trattava di una vittoria, però non si poteva ignorare che, per la prima volta i nostri amministratori erano scesi in campo, lo stesso assessore Pellegrino, che mai si era dimostrato favorevole ad un annullamento o a una revoca, si prese l'impegno di convocare al più presto una giunta che deliberasse la revoca della 525.
Ci venne presentato così un documento firmato dai vari capogruppo provinciali che si assumevano tale vincolo.
Sicuramente quel documento non aveva nessuna valenza giuridica, però l'impegno dei politici, tra l'altro a pochi giorni dall'inizio della campagna elettorale, avrebbe dovuto quantomeno far ben sperare.
Sicchè la posizione del comitato era la seguente: il comitato spontaneo non politico salviamo la nostra terra, fiducioso da quanto emerso, avrebbe continuato a vigilare e lottare, con il sostegno della popolazione, affinché l'impegno fosse mantenuto.
Dopo pochi attimi, prese la parola Gianni, che descrisse l'accaduto come l'ennesima presa in giro, l'ennesima promessa che non si sarebbe mai realizzata, e a suo avviso, quel giorno sarebbe stata necessaria un'occupazione della sede provinciale. Tuttavia fortunatamente non fu così. Non potevamo permettere un simile gesto quando sapevamo benissimo che li fori c’erano dei ragazzi di 15 anni. Li avevamo portati li noi, e noi ci sentivamo responsabili dell’incolumità di quella gente.
Quella stessa sera organizzammo una conferenza presso l’aula consiliare del comune di Stornarella. Tuttavia prenderemo atto della chiara vocazione popolare, quella di seguire il dottor Lannes in tutto e per tutto, senza se e senza ma. Per cui ci adeguammo a questa posizione mettendo da parte le nostre titubanze. Tutto ciò con la finalità di evitare rotture sul fronte della protesta. Ritornammo sui nostri passi e già dal giorno successivo cominciammo a organizzare insieme agli altri membri del comitato, ai sindaci, ed al capo delegazione, una nuova grande manifestazione popolare.

Ma arriviamo al punto, credo, determinante.
Siamo alla giornata di sabato16 febbraio, Giorno nel quale noi membri del comitato, i sindaci, ed il dottor Lannes ci siamo incontrati a Stornara.
Qui il dottor Lannes illustrò il suo progetto.
Egli affermò che quella stessa mattina si era svegliato con un disegno ben preciso nella sua mente, una sorta di illuminazione divina, che ci avrebbe permesso di vincere la battaglia che altrimenti, a suo dire, sarebbe stata inesorabilmente persa. Testuali parole.
Bisognava occupare un obbiettivo sensibile. Al che noi tutti chiedemmo di cosa si trattasse. Egli affermò che non ce lo avrebbe detto, poiché era necessario l'effetto sorpresa sulle forze dell'ordine.
D'altro canto però ci chiedeva di chiamare a raccolta 15.000 persone. A ciò noi chiedemmo: ma come possiamo fare a raccogliere tante persone senza spiegare neppure cosa faremo?
Egli disse: “diciamo alla gente che la manifestazione si terrà presso la sede della provincia”, anche se poi non sarebbe stato così.
Tant'è che ricorderete sicuramente i primi volantini che illustravano quanto detto.
Il fatto però che ci stupì ulteriormente, era l'elenco delle attrezzature e dell'equipaggiamento che avremmo dovuto utilizzare per poter porre in essere quella manifestazione.
Vi faccio l'elenco: due tir per impedire le cariche della polizia, 100 mezzi pesanti, tende, viveri, ambulanze, presidi sanitari, un collegamento UMTS per la connessione alla rete, e delle ricetrasmittenti in modo tale che nessuno avrebbe potuto intercettare le nostre comunicazioni.
Tutto questo è stato registrato dallo stesso giornalista ma non capiamo perché non sia mai stato offerto in visione ai cittadini.
La situazione fu la seguente alcuni accettarono la proposta, altri tra cui i sindaci e i membri del vecchio comitato rimasero titubanti.
Bisogna però sottolineare un particolare importante alla luce di quanto poi è accaduto nei giorni successivi.
In quell'occasione infatti Lannes affermò che per quanto riguardava le autorizzazioni da richiedere alla questura se ne sarebbe occupato personalmente. Fiduciosi di questo tralasciamo questo particolare.
Sennonché nella giornata di martedì, e cioè il giorno prima della grande manifestazione di massa, arrivò a casa di alcuni membri del comitato una diffida da parte dalla questura, che di fatto non ci autorizzata a manifestare a causa della mancata comunicazione che ricordo, secondo l'articolo 18 del TULPS deve necessariamente avvenire tre giorni prima della data di svolgimento della manifestazione. Questa è la legge. In caso contrario la manifestazione è da definirsi illegale, con conseguenza penali non lievi per chi vi partecipa.
Provammo a chiamare il giornalista per tutto il pomeriggio ma risultò praticamente irraggiungibile. Alle ore 18 di quella sera si sarebbe dovuto svolgere il suo comizio, così aspettammo che arrivasse. Non appena arrivò gli presentammo la lettera di diffida e lui la definì, scusate il termine: una cazzata.
Sempre in quell'angolo prima del comizio, ci spiegò che l'obiettivo sarebbe stato la stazione di Orta Nova, avremmo dunque bloccato i binari, creando un disagio enorme alla circolazione dei treni.
Tuttavia ciò che più ci stupì fu l'invito che il giornalista rivolse alle mamme e ai bambini a partecipare in massa. Tuttavia egli saprà meglio di noi che in caso di interruzione di pubblico servizio la polizia è tenuta immediatamente a sgombrare la gente, e se è necessario anche con la forza, in modo coatto.
Da precisare che proprio quel giorno sulla gazzetta del mezzogiorno, appariva un articolo in cui si diceva che alla manifestazione di mercoledì, avrebbero potuto prendere parte anche i No glogal di Brindisi, veri e propri guerriglieri, che hanno come denominatore comune l'odio verso le forze dell'ordine.
A quel punto i membri del comitato decisero di prendere le distanze. Non è solo una questione di responsabilità giuridica, infatti ricordiamo alla gente che qualunque cosa fosse accaduta, le responsabilità penali sarebbero ricadute sugli organizzatori come era già accaduto quel giovedì, quindi sui membri del comitato. Ma ciò che ci premeva maggiormente era la responsabilità morale. Il rischio che qualcuno si potesse far male seriamente, ci portò a prendere le distanze. Noi non potevamo assumerci il compito di invitare donne, anziani, bambini, ad una manifestazione che potenzialmente sarebbe stata molto rischiosa.
Noi crediamo che se proprio bisognava agire in quel modo avremmo dovuto informare la gente su cosa saremmo andati a fare quel mercoledì. Al contrario si parlava di scampagnata, di passeggiata, di marcia della pace, quando in realtà sappiamo benissimo che non sarebbe stato così.
Ma torniamo a quella sera di martedì, quando Lannes tenne il comizio ad Orta Nova. Allora riuscimmo a dissuaderlo dalla sua volontà di manifestare ugualmente e a qualunque costo nel giorno successivo.
Dopo una mezzoretta di trattative riuscimmo a convincerlo di spostare la manifestazione.
Si svolse il comizio ed egli di sua spontanea volontà stabili la nuova data per la giornata di domenica.
Ancora una volta il giorno successivo ci rassicurò che lui si sarebbe occupato delle comunicazioni da presentare alla questura.
Nella giornata di giovedi, avemmo un colloquio con il questore di Foggia il dottor d'Agostino, e il vicequestore nonché dirigente della Digos, il dottor Cassano.
Iniziammo questa riunione a cui presenziavano i membri del comitato, quello originario, che bloccava i camion di Ciaffa, che faceva il presidio alla discarica (per intenderci) ed il nuovo comitato, per intenderci quello che era stato creato ad hoc non si sa per quale motivo, da qualche giorno.
Gianni affermava di avere inviato dei fax in cui si richiedeva l'autorizzazione a manifestare nella giornata di domenica, il questore dal canto suo disse di non aver ricevuto alcun fax, o meglio che quelli che aveva ricevuto non erano completi, poiché mancavano i responsabili della manifestazione. Infatti la sera precedente, il dottor Lannes si preoccupò di raccogliere 30 firme da apporre a margine della comunicazione alla questura, senza tener conto del fatto che per chiedere un'autorizzazione non bastano 30 firme, ma ci vogliono i nomi e i cognomi di chi fa la richiesta e i vari documenti di riconoscimento. A titolo esattamente informativo sappiate che in quei trenta nominativi non compariva il suo nome, strano per uno che ama definirsi capofila, capo delegazione, capopopolo etc etc etc.
una volta che il questore ci comunicò questo, egli invitò tutti i presenti a firmare, in modo tale da assumersi in quel momento la responsabilità della manifestazione che si sarebbe tenuta domenica.
Per inciso la manifestazione si sarebbe dovuta svolgere presso località Sipari ad Orta Nova, che per chi non lo sapesse è un lembo di terreno adiacente alla rete ferroviaria.
La manifestazione si chiamava “marcia della pace” a detta del giornalista, doveva essere una vera e propria scampagnata, tuttavia non capimmo perché una scampagnata si dovesse svolgere per forza in località Sipari.
Viviamo in un territorio prevalentemente agricolo, di terreni per fare una scampagnata ce ne sono tantissimi, quindi perché bisognava esporsi ad un rischio così grande, perché dovevamo necessariamente far attraversare a migliaia di persone, tra cui lo ricordo, bambini, mamme e anziani la statale 16 e la rete ferroviaria? Poniamo il caso che qualche facinoroso si fosse fermato a occupare la strada o la rete ferroviaria, non avrebbero rischiato tutti i presenti?
Al che quando il questore ci chiese di firmare, alcuni dei presenti apposero la loro firma, altri invece rinunciarono.
Terminò l'incontro e il dottor Lannes insieme ai membri del nuovo comitato, in fretta abbandonò la questura. Noi invece continuammo a parlare per una dozzina di minuti con il vicequestore Cassano.
Scendemmo, ci fermammo per discutere di quanto era accaduto, visto che non avremmo potuto farlo dinnanzi a delle istituzioni.
Al che ci rendemmo conto che per l'ennesima volta il signor Gianni Lannes era stato poco chiaro nostri confronti, davanti diceva una cosa, da dietro né premeditava un’altra. A quel punto lo telefonammo informandolo che non ci saremmo più assunti responsabilità di qualunque tipo, che quei modi a noi non piacevano. Che non saremmo stati complici di nessuno nel far correre alla popolazione un rischio così grande. Per cui raccolte le idee e le opinioni di tutti, siamo risaliti, e ci siamo ufficialmente dissociati dalle manifestazioni sarebbero state indette dal giornalista.

Attenzione però, noi non neghiamo l’apporto dato dal giornalista alla nostra causa. Anzi noi riteniamo che quasi sicuramente senza di lui la discarica sarebbe già funzionante. È indubbio che il dottor Lannes sia stato fondamentale, soprattutto per il fatto di essere riuscito smuovere le coscienze, a sensibilizzare tutti al problema. Credo che per la prima volta, grazie a lui, tutti abbiamo avvertito l’esigenza di attivarci per qualcosa di davvero importante. Quindi noi del comitato non smetteremo mai di essere riconoscenti nei confronti del signor Gianni Lannes. E ancora oggi ci impegneremo affinché questi contrasti vengano superati. Noi abbiamo la chiara volontà di riunire le forze e di continuare a lottare assieme al dottor Lannes e magari anche assieme alle istituzioni. Semplicemente noi ragazzi abbiamo solamente deciso di prendere le distanze da certi metodi.
Al che però, siamo stati attaccati un po' da tutti. Tutti hanno avuto da ridire sul nostro comportamento, nessuno si è chiesto il perché lo avessimo fatto.
Pochi hanno compreso che il nostro è stato soltanto un gesto di responsabilità. Non ce la siamo sentita di far correre a tutti voi un rischio inutile. Ancor di più alla luce del fatto che proprio in quelle ore si rincorrevano delle voci che davano ormai per scontato l’avvio della procedura di annullamento della 525, così come poi è accaduto realmente.
Senza alcun dubbio avremmo voluto anche noi una grande manifestazione, magari anche con 15.000 persone. Sarebbe stata una grande festa, un grande momento di raccolta, di unione tra popoli così vicini tra di loro, e accomunati dallo stesso interesse e dallo stesso obiettivo.
Non vedevamo indispensabile una manifestazione dove non si sapeva cosa avremmo fatto, dove saremmo andati, e fatto ancora più grave non sapevamo neppure il motivo per il quale avremmo dovuto compiere un gesto tanto forte.
Inoltre ciò che ci preoccupava ulteriormente era il clima teso con le forze dell'ordine che sia creato nei giorni addietro, quando Gianni non si risparmiò da provocazioni e accuse nei confronti della polizia e delle forze dell'ordine in generale.
Quindi scusate se abbiamo avuto questa premura.
Ci siamo presi il fango, le critiche della gente, dopo che molti di noi per più di un mese hanno lottato tralasciando tutti gli altri impegni, mettendoci anima e cuore.
Cari amici di Stornarella chi vi scrive sono ragazzi di vent'anni, che al contrario forse di qualcun altro, non hanno scheletri nell'armadio.
Molti, e questo sì che è vergognoso, hanno cercato di strumentalizzare la situazione, scagliandosi come schegge impazzite contro questo o quel sindaco solo per motivi personali che non hanno nulla a che fare con la discarica.
Scusate se noi non ci siamo sottomessi a questi giochi. Scusate se non abbiamo colto l'occasione per demolire il nostro avversario politico. Ma noi crediamo che questo sia vergognoso. Non degno di una società civile e democratica.
Poche settimane fa abbiamo avuto l'occasione di presenziare al comizio tenuto dal sindaco di Orta Nova, Moscarella. Ebbene a prescindere dalle responsabilità che questo può avere, e queste verranno accertate in seguito e non da noi caro Gianni, dagli organi di competenza; è assolutamente incivile, che non si faccia neppure parlare una persona.
Quei fischi, quelle urla, quei cuori offensivi sono la vera sconfitta della democrazia. Tu eri lì Gianni, cosa ti sarebbe costato calmare tutta quella gente. E invece non l'hai fatto. Ora ci chiediamo: perché tutto questo accanimento, perché sparare sulla Croce Rossa, perché cercare di demolire questa o quella persona.
Viviamo in paesini dominati dalla quiete, dove queste calunnie queste cattiverie creano soltanto astio e divisioni, spaccano la gente, le famiglie, spingono gli uni a non fidarsi degli altri. Questa è la fonte del nostro degrado, del malessere sociale in cui siamo costretti a vivere.
Basta con i comizi che nulla hanno a che fare con la questione discarica, basta con le calunnie.
Caro Gianni saprai meglio di noi che il pericolo non è stato assolutamente scongiurato. Anzi proprio oggi vengono alla luce scenari a dir poco inquietanti.
Quindi lasciamo stare il Moscarella di turno ed impegniamoci tutti per salvaguardare il nostro territorio.

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