
Il 25 aprile 1945 i partigiani liberano Milano dall’occupazione dei nazisti e dai fascisti. Anche la popolazione civile insorge e vaste zone dell’Italia settentrionale, e molte città vengono liberate prima dell’arrivo delle truppe anglo-americane. La guerra giunge ormai all’epilogo.
Il 21 aprile gli anglo-americani entrano a Bologna e si aprono definitivamente la strada verso la valle del Po. Le bande partigiane, contemporaneamente, attaccano le città ancora occupate, dove la popolazione civile insorge contro i nazisti e i fascisti. Entro il 25 aprile i centri maggiori (Milano, Bologna, Genova, Venezia) vengono liberati, alcuni giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate.
L’ultimo atto del fascismo è il tentativo di fuga prima e la fucilazione poi di Benito Mussolini. All’inizio dell’insurrezione di Milano il dittatore è ancora in città e, di fronte al precipitare degli eventi, tenta di concordare col Comitato di liberazione nazionale una resa onorevole. I dirigenti del Cln-Ai però sono irremovibili nel pretendere la resa senza condizioni. Mussolini allora decide la fuga, travestito da soldato tedesco e sotto la scorta delle SS, verso la Svizzera (col progetto di riparare poi in Spagna, ancora governata dal generale Franco). Giunto nei pressi della frontiera, però, a causa delle difficoltà di superare il confine, il gruppo si unisce a un distaccamento tedesco in ritirata. A Dongo il dittatore viene riconosciuto e catturato da un gruppo di partigiani.
La ricostruzione dettagliata delle ultime ore di vita del duce dopo la cattura e le circostanze della sua esecuzione sono tutt’oggi al centro di un fitto dibattito storiografico e ancora non è stata fatta piena luce su molti dettagli. Secondo la versione ufficiale egli viene subito fucilato per ordine del Cln-Ai, insieme all’amante Claretta Petacci che lo ha seguito nella fuga. Il 29 aprile i loro corpi vengono esposti, insieme a quelli di altri gerarchi, in Piazzale Loreto a Milano, appesi a testa in giù alla tettoia di un distributore di benzina (nello stesso luogo dove in precedenza erano stati ammucchiati i cadaveri di 15 partigiani).
Si conclude così, con questo tragico epilogo, un periodo caratterizzato da venti anni di dittatura fascista e da cinque anni di guerra.
Cos’è il 25 Aprile? Una data importante, che ci permette di ricordare la smisurata voglia di libertà del popolo italiano, gli ultimi colpi di coda del regime e gli orrori e le nefandezze compiute in suo nome e sotto la sua protezione.
Soppressione di ogni libertà, da quella di esprimere le proprie idee a quella di riunirsi pacificamente. Elementi fondamentale del nostro Stato di diritto, ormai quasi dati per scontati. Ecco perché è indispensabile ricordare. Per capire che le libertà ed i diritti di cui godiamo non sono il frutto del “casus”. C’è chi ha lottato per ottenerli, c’è chi ha dato la vita per questo.
Odio razziale nei confronti del diverso. Di chiunque presentasse qualunque tipo di disuguaglianza da quella razziale a quella religiosa, fino ad arrivare a quella ideologica. Si arrivò, come tutti sanno, alla persecuzione ed all’eliminazione fisica del “diverso”. Le leggi razziali, i lager, gli stermini di massa sono stati l’incarnazione di un’ideologia che di fatto mirava all’affermazione di una razza al di sopra delle altre.
Eliminazione fisica di tutti gli avversari politici. Esecuzioni sommarie, incarcerazioni, confino, uso improprio della violenza, questi i tipici strumenti di cu si adoperò il regime per cancellare qualunque forma di opposizione “politica” al fascismo. Nessuna democrazia, nessuna libertà. Solo odio e violenza.
E ritornano alla mente coloro che hanno lottato fino a pagare con la vita, gli orrori del regime. Da Gramsci a Matteotti. Ma anche De Gasperi.
I padri della nostra democrazia. Coloro che hanno messo le basi per la Costituzione più democratica del mondo.
La lotta partigiana, resistenza popolare contro il regime, all’epoca ha avuto un valore reale per la cessazione di questi soprusi, ed al giorno d’oggi mantiene un valore simbolico, di opposizione ideologica alla riproposizione di logiche altrettanto deprecabili.
Per migliaia di partigiani, però, quel giorno doveva rappresentare contemporaneamente una fine ed un inizio: la fine della dittatura fascista, dell’inquadramento sociale, della repressione; la fine di vent’anni di militarismo quotidiano, di squadrismo e pestaggi, di censure e imposizioni; la fine di una guerra voluta fortemente dal grande statista Mussolini, ma pagata sulla propria pelle da migliaia di civili inermi, lasciati alla mercè delle SS naziste e dei loro servi repubblichini. Doveva essere, però, anche l’inizio di una nuova lotta: contro la schiavitù del lavoro capitalista, contro lo sfruttamento e le ingiustizie di ogni luogo e specie, per un’idea di uguaglianza che non fosse solamente politica, ma anche sociale ed economica.
Per questo ci opponiamo ad ogni tentativo di revisionismo storico.Per questo non si può accettare nessuna menzogna di pacificazione, soprattutto se portate avanti da chi, fino all’ultimo giorno, si dichiarava con orgoglio depositario dell’ideologia fascista, da chi come la Lega, ripropone misure d’aparteid contro gli immigrati, che richiamano alla memoria le leggi razziali del regime. Da chi, come la Santanchè, di recente si definisce “orgogliosamente fascista”. Diciamo no a tutti coloro che cercano di modificare la verità della storia per reintrodurre logiche liberticide, razziste od autoritarie, a partire dai fascistelli locali fino ad arrivare ai vertici dello Stato, del governo, con le sue riforme contro i lavoratori e le sue leggi razziste verso l’immigrazione.
Il 25 Aprile non è solo un modo per ricordare. Rappresenta lo stimolo per continuare a lottare contro chi rievoca vecchi miti ed anacronistiche ideologie. Contro questa neo-deriva fascista che sembra rinascere in Italia, alla luce delle ultime elezioni politiche che hanno visto trionfante la Lega (da sempre interprete di toni e linguaggi non proprio democratici), ma anche a Stornarella, alla luce di alcune parole e di alcuni pensieri che sono stati palesati nell’ultima tornata elettorale.
Ancora oggi questa gente continua ad offendere la nostra Costituzione. Non riconoscendone la superiorità all’interno dell’ordinamento statuale italiano. Non riconoscendone i tratti profondamente egualitari e democratici.
“Tutti gli uomini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Qualcuno non riesce a capire che questo principio si ritrova ai vertici della gerarchia dei valori costituzionali. Non può e non deve essere discusso. Non perché lo dice un semplice cittadino. Ma perché lo dicono le migliaia di persone che hanno lottato contro la dittatura e che sono morte per questo; già hanno preferito morire poiché avevano vissuto sulla propria pelle le offese del regime.
TUTTI SONO UGUALI DI FRONTE ALLA LEGGE. Chi commette un reato va punito. Ed è giusto che la legge venga applicata. Ciò a prescindere che parliamo di un cittadino italiano o straniero. Ma voglio ricordare ai “camerata nostrani”, che all’UOMO in quanto tale vanno riconosciuti dei diritti inviolabili che non possono essere minimamente discussi.
Il 25 Aprile non si festeggerà a Stornarella.
Mediate, gente mediate.
Il 21 aprile gli anglo-americani entrano a Bologna e si aprono definitivamente la strada verso la valle del Po. Le bande partigiane, contemporaneamente, attaccano le città ancora occupate, dove la popolazione civile insorge contro i nazisti e i fascisti. Entro il 25 aprile i centri maggiori (Milano, Bologna, Genova, Venezia) vengono liberati, alcuni giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate.
L’ultimo atto del fascismo è il tentativo di fuga prima e la fucilazione poi di Benito Mussolini. All’inizio dell’insurrezione di Milano il dittatore è ancora in città e, di fronte al precipitare degli eventi, tenta di concordare col Comitato di liberazione nazionale una resa onorevole. I dirigenti del Cln-Ai però sono irremovibili nel pretendere la resa senza condizioni. Mussolini allora decide la fuga, travestito da soldato tedesco e sotto la scorta delle SS, verso la Svizzera (col progetto di riparare poi in Spagna, ancora governata dal generale Franco). Giunto nei pressi della frontiera, però, a causa delle difficoltà di superare il confine, il gruppo si unisce a un distaccamento tedesco in ritirata. A Dongo il dittatore viene riconosciuto e catturato da un gruppo di partigiani.
La ricostruzione dettagliata delle ultime ore di vita del duce dopo la cattura e le circostanze della sua esecuzione sono tutt’oggi al centro di un fitto dibattito storiografico e ancora non è stata fatta piena luce su molti dettagli. Secondo la versione ufficiale egli viene subito fucilato per ordine del Cln-Ai, insieme all’amante Claretta Petacci che lo ha seguito nella fuga. Il 29 aprile i loro corpi vengono esposti, insieme a quelli di altri gerarchi, in Piazzale Loreto a Milano, appesi a testa in giù alla tettoia di un distributore di benzina (nello stesso luogo dove in precedenza erano stati ammucchiati i cadaveri di 15 partigiani).
Si conclude così, con questo tragico epilogo, un periodo caratterizzato da venti anni di dittatura fascista e da cinque anni di guerra.
Cos’è il 25 Aprile? Una data importante, che ci permette di ricordare la smisurata voglia di libertà del popolo italiano, gli ultimi colpi di coda del regime e gli orrori e le nefandezze compiute in suo nome e sotto la sua protezione.
Soppressione di ogni libertà, da quella di esprimere le proprie idee a quella di riunirsi pacificamente. Elementi fondamentale del nostro Stato di diritto, ormai quasi dati per scontati. Ecco perché è indispensabile ricordare. Per capire che le libertà ed i diritti di cui godiamo non sono il frutto del “casus”. C’è chi ha lottato per ottenerli, c’è chi ha dato la vita per questo.
Odio razziale nei confronti del diverso. Di chiunque presentasse qualunque tipo di disuguaglianza da quella razziale a quella religiosa, fino ad arrivare a quella ideologica. Si arrivò, come tutti sanno, alla persecuzione ed all’eliminazione fisica del “diverso”. Le leggi razziali, i lager, gli stermini di massa sono stati l’incarnazione di un’ideologia che di fatto mirava all’affermazione di una razza al di sopra delle altre.
Eliminazione fisica di tutti gli avversari politici. Esecuzioni sommarie, incarcerazioni, confino, uso improprio della violenza, questi i tipici strumenti di cu si adoperò il regime per cancellare qualunque forma di opposizione “politica” al fascismo. Nessuna democrazia, nessuna libertà. Solo odio e violenza.
E ritornano alla mente coloro che hanno lottato fino a pagare con la vita, gli orrori del regime. Da Gramsci a Matteotti. Ma anche De Gasperi.
I padri della nostra democrazia. Coloro che hanno messo le basi per la Costituzione più democratica del mondo.
La lotta partigiana, resistenza popolare contro il regime, all’epoca ha avuto un valore reale per la cessazione di questi soprusi, ed al giorno d’oggi mantiene un valore simbolico, di opposizione ideologica alla riproposizione di logiche altrettanto deprecabili.
Per migliaia di partigiani, però, quel giorno doveva rappresentare contemporaneamente una fine ed un inizio: la fine della dittatura fascista, dell’inquadramento sociale, della repressione; la fine di vent’anni di militarismo quotidiano, di squadrismo e pestaggi, di censure e imposizioni; la fine di una guerra voluta fortemente dal grande statista Mussolini, ma pagata sulla propria pelle da migliaia di civili inermi, lasciati alla mercè delle SS naziste e dei loro servi repubblichini. Doveva essere, però, anche l’inizio di una nuova lotta: contro la schiavitù del lavoro capitalista, contro lo sfruttamento e le ingiustizie di ogni luogo e specie, per un’idea di uguaglianza che non fosse solamente politica, ma anche sociale ed economica.
Per questo ci opponiamo ad ogni tentativo di revisionismo storico.Per questo non si può accettare nessuna menzogna di pacificazione, soprattutto se portate avanti da chi, fino all’ultimo giorno, si dichiarava con orgoglio depositario dell’ideologia fascista, da chi come la Lega, ripropone misure d’aparteid contro gli immigrati, che richiamano alla memoria le leggi razziali del regime. Da chi, come la Santanchè, di recente si definisce “orgogliosamente fascista”. Diciamo no a tutti coloro che cercano di modificare la verità della storia per reintrodurre logiche liberticide, razziste od autoritarie, a partire dai fascistelli locali fino ad arrivare ai vertici dello Stato, del governo, con le sue riforme contro i lavoratori e le sue leggi razziste verso l’immigrazione.
Il 25 Aprile non è solo un modo per ricordare. Rappresenta lo stimolo per continuare a lottare contro chi rievoca vecchi miti ed anacronistiche ideologie. Contro questa neo-deriva fascista che sembra rinascere in Italia, alla luce delle ultime elezioni politiche che hanno visto trionfante la Lega (da sempre interprete di toni e linguaggi non proprio democratici), ma anche a Stornarella, alla luce di alcune parole e di alcuni pensieri che sono stati palesati nell’ultima tornata elettorale.
Ancora oggi questa gente continua ad offendere la nostra Costituzione. Non riconoscendone la superiorità all’interno dell’ordinamento statuale italiano. Non riconoscendone i tratti profondamente egualitari e democratici.
“Tutti gli uomini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Qualcuno non riesce a capire che questo principio si ritrova ai vertici della gerarchia dei valori costituzionali. Non può e non deve essere discusso. Non perché lo dice un semplice cittadino. Ma perché lo dicono le migliaia di persone che hanno lottato contro la dittatura e che sono morte per questo; già hanno preferito morire poiché avevano vissuto sulla propria pelle le offese del regime.
TUTTI SONO UGUALI DI FRONTE ALLA LEGGE. Chi commette un reato va punito. Ed è giusto che la legge venga applicata. Ciò a prescindere che parliamo di un cittadino italiano o straniero. Ma voglio ricordare ai “camerata nostrani”, che all’UOMO in quanto tale vanno riconosciuti dei diritti inviolabili che non possono essere minimamente discussi.
Il 25 Aprile non si festeggerà a Stornarella.
Mediate, gente mediate.
D.F.
1 commento:
Viva l'Italia, l'Italia liberata,
l'Italia del valzer, l'Italia del caffè.
L'Italia derubata e colpita al cuore,
viva l'Italia, l'Italia che non muore.
Viva l'Italia, presa a tradimento,
l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento,
l'Italia con gli occhi asciutti nella notte scura,
viva l'Italia, l'Italia che non ha paura.
Viva l'Italia, l'Italia che è in mezzo al mare,
l'Italia dimenticata e l'Italia da dimenticare,
l'Italia metà giardino e metà galera,
viva l'Italia, l'Italia tutta intera.
Viva l'Italia, l'Italia che lavora,
l'Italia che si dispera, l'Italia che si innamora,
l'Italia metà dovere e metà fortuna,
viva l'Italia, l'Italia sulla luna.
Viva l'Italia, l'Italia del 12 dicembre,
l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre,
l'Italia con gli occhi aperti nella notte triste,
viva l'Italia, l'Italia che resiste.
De gregori
VIVA L'ITALIA, VIVA LA LIBERAZIONE, VIVA LA LIBERTA' (la vera libertà non quella impropriamente utilizzata dal signor B.)
Posta un commento